Mercoledì, 24 Luglio 2024

La questione ha molte sfaccettature (la privacy, ad esempio) ma ai nostri fini si può forse tentare questa sintesi: quale collegamento esiste tra una persona (fisica o giuridica) ed i dati che vengono introdotti in Rete o su risorse online? Il valore (anche economico) di ciò che circola in Rete è ormai troppo rilevante perché si possa evitare ulteriormente di affrontare il problema.

In Europa tu sei chi lo Stato dice che tu sia


Agli occhi del giurista dell’Europa Continentale, l’identità di ciascuno è per lo più un attributo posto sotto il controllo dello Stato. Per cambiare nome occorre un atto dell’autorità. E’ in genere vietato usare un nome diverso da quello che risulta all’anagrafe. Per dimostrare la propria identità, anche in un contesto privato, si richiede un documento rilasciato da una Pubblica Autorità, di cui tutti i cittadini sono provvisti. Camminare nella pubblica via senza averlo in tasca non è di per sé vietato, ma in molti Paesi ciò abilita le autorità di polizia a trattenere l’interessato per accertamenti, anche se non vi è sospetto di reato. Per dirla con uno slogan, in Europa tu sei chi lo Stato dice che tu sia.

Negli USA sei chi dici di essere


Oltreoceano, nulla di tutto ciò. Non esiste la carta di identità. Ognuno è libero di usare il nome che crede, purché non sia per scopi truffaldini. L’identità è un dato che appartiene al solo interessato; la prova dell’identità è un fatto privato che viene gestito come qualunque altro prodotto o servizio. Nelle situazioni di limitata rilevanza economica l’identità è dimostrata con la patente di guida o una carta di credito; quando le cose si fanno più serie si ricorre ad altri elementi informativi e presentazioni per lo più di provenienza bancaria. Napoleone da qui non è passato; è semmai la Magna Charta a segnare il tempo. Lo slogan potrebbe essere: negli USA sei chi dici di essere.
Su Internet, è il modello americano ad aver avuto sin qui la prevalenza. Chiunque può di fatto operare, nella quasi totalità dei contesti, senza che la sua reale identità sia sottoposta a scrutinio alcuno. Uno dei principali operatori della Rete, in una conversazione con rappresentanti del notariato, ha recentemente confermato che nella grandissima maggioranza dei casi i dati anagrafici registrati in occasione dell’apertura degli accounts di posta sono patentemente falsi.

Identità digitale e identità fisica, dove cominciano i problemi


Va certamente apprezzata la possibilità di rendersi anonimi in determinati contesti. Se un primario cardiochirurgo partecipa ad un forum di appassionati di birra, è del tutto normale che non desideri essere riconoscibile. D’altronde riconnettere un’identità ad una persona fisica non è mai stata, a ben vedere, una necessità inderogabile. Le nostre nonne seguivano con attenzione i consigli di Donna Letizia senza necessariamente sapere che si trattava di Colette Rosselli, la compagna (poi moglie) di Indro Montanelli.
Ma non appena il contesto si fa più impegnativo, lo scollegamento dell’identità digitale rispetto a quella fisica comincia a porre problemi seri.
In un forum di discussione l’anonimato continua ad avere un suo valore, ma è sempre meno accettabile che l’autore di un commento offensivo non possa essere agevolmente rintracciato. Un sondaggio online (quante volte l’abbiamo sentito? La Rete dice che …) su argomenti politicamente rilevanti non potrà essere preso sul serio se la procedura, pur tutelando la segretezza del voto, non assicurerà la previa rigida identificazione reale dei partecipanti e non escluderà graniticamente la duplicazione dei voti. Le soluzioni sin qui viste adottare (identificazione a mezzo inoltro via fax di un documento, ad esempio) a dirla tutta fanno sorridere, e sono al più adatte per un sondaggio online sul colore dei vagoni della metropolitana.
Cambiando fronte: se Tizio apre un account Gmail per la propria attività commerciale, sarà imprudente non indicare in sede di iscrizione tutti i dati utili a ricollegare tale account all’identità fisica dell’imprenditore. Immaginiamo che un dipendente licenziato si vendichi cambiando la password dell’account. Se l’account non è dimostrabilmente legato al suo originario titolare riguadagnarne il controllo può divenire un impervio esercizio. Può sembrare un tema distante dal precedente, e sotto molti profili lo è, ma il cuore della questione resta pur sempre la corrispondenza tra un’identità online ed una fisica. 
 
Chi darà certezze online?


Dovremo verosimilmente abituarci all’idea che l’identità non è, online, un concetto univoco e buono a tutti gli usi, ma qualcosa di scalabile ed adattabile alla funzione che di volta in volta deve espletarsi, con soluzioni (giuridiche e tecniche) flessibili ma potenzialmente anche complesse, capaci di contemperare le varie esigenze in campo. E sarei sorpreso se il notariato non fosse chiamato a giocare un ruolo significativo in questa partita, ancora tutta da giocare.