{"id":6375,"date":"2026-06-17T09:37:21","date_gmt":"2026-06-17T07:37:21","guid":{"rendered":"https:\/\/192.168.2.57\/?p=6375"},"modified":"2026-06-17T16:39:25","modified_gmt":"2026-06-17T14:39:25","slug":"limpatto-dellintelligenza-artificiale-sulle-professioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/2026\/06\/17\/limpatto-dellintelligenza-artificiale-sulle-professioni\/","title":{"rendered":"L\u2019impatto dell\u2019IA sulle professioni"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-content\">\n<p><strong>La profezia di Aristotele<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel IV secolo a.C., Aristotele, nel primo libro della Politica, si interrogava su cosa sarebbe accaduto se gli strumenti avessero potuto operare da soli, come i treppiedi di Efesto citati nel XVIII libro dell&#8217;Iliade.<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta che il filosofo dava era semplice: i capi artigiani non avrebbero pi\u00f9 avuto bisogno di subordinati o di schiavi (Aristotele. Politica, libro I, frammento 1253b).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli strumenti inanimati (i treppiedi) avrebbero sostituito gli strumenti animati (i subordinati e gli schiavi).<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che poteva apparire come la comprensibile risposta di un filosofo vissuto in una societ\u00e0 rigidamente divisa in classi, in realt\u00e0 conteneva un\u2019intuizione che duemila anni dopo si sarebbe rivelata sorprendentemente attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi quegli \u201cstrumenti che operano da soli\u201d esistono davvero, si chiamano intelligenza artificiale, e stanno entrando non solo nelle botteghe degli artigiani, ma anche negli studi dei professionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Per secoli, infatti, sono state proprio le classi meno agiate \u2014 quelle destinate ai lavori manuali \u2014 a subire l\u2019impatto pi\u00f9 duro delle innovazioni tecnologiche. Questo fenomeno \u00e8 durato fino all\u2019avvento della quarta rivoluzione industriale, quella dell\u2019intelligenza artificiale, che invece coinvolge l\u2019intera societ\u00e0 senza distinzioni di classe o mansioni, sia pure con intensit\u00e0 diverse.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La fine del patto sociale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intelligenza artificiale determiner\u00e0 un cambiamento profondo anche nel mondo sino ad oggi relativamente protetto delle professioni liberali. Per secoli ai professionisti \u00e8 stato riconosciuto uno status privilegiato, frutto di un patto implicito: in cambio dell\u2019accesso al loro sapere specializzato \u2014 fondamentale per affrontare problemi tecnicamente complessi \u2014 \u00e8 stato attribuito loro autonomia e il diritto di regolare l\u2019accesso alla propria categoria. In cambio, i professionisti si sono impegnati a salvaguardare, migliorare e a trasmettere le loro conoscenze ponendole al servizio di tutti, secondo standard qualitativi elevati, contribuendo a ridurre quella asimmetria informativa che caratterizza la distribuzione diseguale del sapere nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo patto nel tempo avrebbe assicurato ai professionisti una posizione privilegiata che avrebbe consentito loro una gestione esclusiva del sapere e limitato l&#8217;accesso alla conoscenza da parte del resto della societ\u00e0, anche attraverso l&#8217;uso di un linguaggio tecnico che sfugge alla comprensione dei pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intelligenza artificiale sta sgretolando questo castello e questo non perch\u00e9 renda i professionisti inutili, ma perch\u00e9 erode il monopolio su cui si fonda la loro posizione: il monopolio della conoscenza. Chiunque pu\u00f2 oggi interrogare un sistema di IA su una questione medica, fiscale o legale e ottenere una risposta articolata. La qualit\u00e0 di quella risposta \u00e8 discutibile, ma \u00e8 stata ottenuta senza ricorrere al sapere professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La disponibilit\u00e0 di informazioni contribuisce a generare la convinzione che chiunque sia capace di utilizzarle e quindi l\u2019inutilit\u00e0 di quei corpi intermedi (in particolare i professionisti) la cui funzione di mediazione culturale per l\u2019accesso al sapere sarebbe ormai superata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci riferiamo a quel fenomeno che la dottrina ha definito come la fine della competenza (Death of expertise) che ha determinato anche la perdita di consenso delle professioni liberali, definite, non a caso, da George Bernard Shaw come \u201cuna cospirazione contro il profano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo determiner\u00e0 la fine delle professioni liberali cos\u00ec come le abbiamo sinora conosciute?<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta \u00e8 no. L\u2019intelligenza artificiale generativa non \u00e8 oggi in grado di sostituire i professionisti. Non <strong><a href=\"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/2025\/12\/17\/intelligenza-artificiale-personalita-della-prestazione-e-responsabilita-professionale\/\" title=\"assume alcuna responsabilit\u00e0,\">assume alcuna responsabilit\u00e0,<\/a><\/strong> non garantisce l\u2019esattezza delle risposte date agli input, non conosce il diritto, riconosce solo pattern statistici nel linguaggio, non ragiona, produce solo contenuti plausibili sulla base di meccanismi inferenziali di carattere statistico e probabilistico e soprattutto non \u00e8 dotata di intelligenza sociale, quella capacit\u00e0 che solo l\u2019essere umano ad oggi ha, &nbsp;che lo mette in grado di capire gli stati mentali, le emozioni e le intenzioni degli interlocutori per poi modulare il proprio comportamento e le relazioni interpersonali, quella che in una parola pu\u00f2 definirsi empatia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ottimisti e pessimisti: chi ha ragione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo per\u00f2 non pu\u00f2 indurci a sottovalutare l\u2019impatto che l\u2019intelligenza artificiale avr\u00e0 sulla nostra societ\u00e0 e sul lavoro dei professionisti, impatto che qualche autore ha paragonato a quello del diluvio universale, destinato a cambiare totalmente la societ\u00e0 in cui viviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito pubblico circa l\u2019impatto dell\u2019IA sul mondo del lavoro si articola in due narrazioni contrapposte.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 ottimista: i sistemi di intelligenza artificiale generativa integreranno le mansioni delle persone, aumentandone la produttivit\u00e0, con effetti occupazionali negativi limitati e un generale miglioramento dell&#8217;economia. McKinsey, in un rapporto risalente al 2023 (McKinsey &amp; Company, <em><a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/~\/media\/mckinsey\/business%20functions\/mckinsey%20digital\/our%20insights\/the%20economic%20potential%20of%20generative%20ai%20the%20next%20productivity%20frontier\/the-economic-potential-of-generative-ai-the-next-productivity-frontier.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\"><strong>The economic potential of generative AI: The next productivity frontier<\/strong><\/a><\/em>) stimava che l\u2019IA generativa avrebbe consentito una crescita della produttivit\u00e0 del lavoro compresa tra lo 0,1 e lo 0,6% all\u2019anno fino al 2040; Goldman Sachs in un altro report dello stesso anno (Goldman Sachs, <em><a href=\"https:\/\/www.gspublishing.com\/content\/research\/en\/reports\/2023\/03\/27\/d64e052b-0f6e-45d7-967b-d7be35fabd16.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\"><strong>The potentially Large Effect of Artificial Intelligence on Economic Growth<\/strong><\/a><\/em>) arrivava a ipotizzare fino al 7% entro lo stesso orizzonte temporale.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda narrazione \u00e8 pi\u00f9 preoccupante: i compiti a carattere routinario e ad alta connotazione intellettuale saranno progressivamente sostituiti dalla tecnologia, con effetti dirompenti sui livelli occupazionali nelle economie pi\u00f9 avanzate. I dati oscillano e le previsioni si aggiornano continuamente: nel 2023 si stimavano 69 milioni di nuovi posti di lavoro e 83 milioni eliminati entro il 2027; proiezioni pi\u00f9 recenti parlano di 93 milioni di posti in meno e 170 milioni di nuovi lavoratori. Una cosa \u00e8 certa: circa il 23% dei lavoratori dovrebbe cambiare le proprie mansioni entro il 2027 (World Economic Forum, <em><a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/publications\/the-future-of-jobs-report-2023\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\"><strong>Il rapporto 2023 sul futuro del lavoro<\/strong><\/a><\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla rivoluzione industriale ad oggi, l\u2019innovazione tecnologica ha sempre prodotto nuove occasioni di lavoro: il numero complessivo degli occupati, pur con funzioni diverse, tendeva a crescere. La nuova rivoluzione tecnologica, al contrario, almeno per ora non crea tanti posti di lavoro quanti ne elimina.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli economisti hanno da tempo identificato due effetti opposti del progresso tecnologico sull\u2019occupazione. Il primo, detto \u201cdistruttivo\u201d, comporta una modifica nell\u2019allocazione del lavoro &#8211; la cosiddetta disoccupazione tecnologica &#8211; teorizzata da Keynes (J.M. Keynes, Possibilit\u00e0 Economiche per i nostri nipoti, 1930). Il secondo, di \u201cmoltiplicazione\u201d, genera nuova occupazione grazie all\u2019aumento della produttivit\u00e0. Storicamente il secondo ha prevalso sul primo. La questione aperta \u00e8 se questa volta andr\u00e0 diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli studi pi\u00f9 recenti hanno dimostrato che le mansioni pi\u00f9 esposte sono quelle \u201croutinarie\u201d \u2014 compiti ripetitivi e codificabili, facili da trasformare in algoritmi. Ci\u00f2 che resiste meglio sono le attivit\u00e0 che richiedono intelligenza sociale (negoziazione, empatia, cura) e creativit\u00e0 autentica. I sistemi di IA sono bravi a sintetizzare, classificare, generare testo plausibile. Non sono ancora in grado di sostituire la profondit\u00e0 del giudizio umano nei casi complessi, n\u00e9 la capacit\u00e0 di costruire fiducia in una relazione professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia, il cambiamento \u00e8 gi\u00e0 in corso, ma in modo disomogeneo. Secondo i dati disponibili, circa un terzo delle occupazioni sarebbe a rischio di sostituzione parziale o totale da parte dell\u2019intelligenza artificiale \u2014 tra i 4 e i 7 milioni di lavoratori, a seconda dei criteri di calcolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019utilizzo della IA da parte dei professionisti: una scelta ancora non del tutto consapevole<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra i professionisti, l\u2019adozione degli strumenti di IA \u00e8 cresciuta rapidamente: dal 25% del 2023 all\u2019attuale 58,2% (<em><strong><a href=\"https:\/\/confprofessioni.eu\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Rapporto-2025_con-copertina.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\">X Rapporto sulle professioni a cura di Confprofessioni \u2013 2025<\/a><\/strong><\/em>), ma i numeri nascondono una realt\u00e0 pi\u00f9 fragile. Tra avvocati e notai, oltre la met\u00e0 dichiara di usare l\u2019IA, ma solo il 12% ne ha una conoscenza approfondita. La maggioranza si muove a tentoni, con una comprensione superficiale degli strumenti che utilizza ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo \u00e8 concentrato su due funzioni: la generazione e revisione di testi (50,4%) e la ricerca normativa o giurisprudenziale (67,8%). Sono applicazioni utili, ma ancora lontane da un\u2019integrazione profonda nei processi professionali.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi un paradosso rivelatore: quando si tratta di investire, i professionisti preferiscono comprare strumenti piuttosto che formarsi per usarli bene. \u00c8 un errore che si paga caro \u2014 non solo in termini di efficacia, ma anche di rischio. Un sistema di IA usato senza consapevolezza pu\u00f2 produrre errori difficili da rilevare, soprattutto in ambiti ad alta responsabilit\u00e0 come quello legale o sanitario.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una dimensione che le statistiche faticano a catturare, ed \u00e8 quella della trasformazione qualitativa del lavoro professionale. Non si tratta solo di quanti posti di lavoro spariranno o nasceranno, ma di come cambier\u00e0 la natura stessa di quelle professioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Un avvocato che usa l\u2019IA per la ricerca giurisprudenziale guadagna tempo. Ma quel tempo deve poi essere investito in qualcosa \u2014 nella relazione con il cliente, nell\u2019analisi strategica del caso, nel ragionamento etico. Se invece viene usato semplicemente per gestire pi\u00f9 pratiche in meno ore, il rischio \u00e8 che la qualit\u00e0 del servizio si appiattisca, e con essa la distinzione tra il professionista eccellente e quello mediocre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La vera sfida non \u00e8 sopravvivere all\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 capire cosa resta insostituibilmente umano nel lavoro intellettuale, e investire proprio su quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando ad Aristotele: il filosofo greco immaginava che la liberazione dal lavoro meccanico avrebbe permesso a tutti di dedicarsi alla vita contemplativa e politica. Era un\u2019utopia elitaria, certo. Ma conteneva anche una domanda che vale la pena riprendere: se le macchine si occupano dei compiti ripetitivi, cosa scegliamo di fare del tempo che ci restituiscono?<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta non \u00e8 scritta nella tecnologia. Dipende dalle politiche pubbliche che sosterranno la transizione occupazionale, dai sistemi di formazione che prepareranno i lavoratori di oggi e di domani, e dalle scelte individuali dei professionisti \u2014 che dovranno decidere se usare l\u2019IA come scorciatoia o come leva per fare meglio il loro mestiere.<\/p>\n\n\n\n<p>I professionisti italiani che chiedono regole chiare (72,8%), supervisione umana (72,2%) e pi\u00f9 formazione (61,1%) hanno intuito qualcosa di importante: la tecnologia non si governa da sola. Ha bisogno di essere indirizzata, e questo \u00e8 un compito tipicamente umano \u2014 anzi, tipicamente professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina \u00e8 entrata nello studio. Adesso tocca a noi decidere chi comanda.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sull\u2019impatto dell\u2019Intelligenza Artificiale nel lavoro intellettuale e sulla sfida pi\u00f9 urgente per i professionisti: capire cosa, oggi, resta davvero insostituibilmente umano.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":6378,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_editorskit_title_hidden":false,"_editorskit_reading_time":0,"_editorskit_is_block_options_detached":false,"_editorskit_block_options_position":"{}","footnotes":""},"categories":[199],"tags":[450],"class_list":["post-6375","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriale","tag-newsletter-infonews-del-01-06-2026"],"acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6375"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6375"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6375\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6397,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6375\/revisions\/6397"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6378"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6375"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6375"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.infonews.notartel.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}